Il castello aragonese angioino di Gallipoli

Dopo la caduta dell’impero romano tutta la regione pugliese conosce il terribile periodo delle incursioni delle popolazioni barbariche che penetrano nella penisola italiana e la percorrono in lungo ed in largo portando morte e distruzione.

Gallipoli subisce la stessa sorte e viene praticamente distrutta ad opera di vandali e goti. Solo quando sarà riconquistata dai bizantini la città ricomincerà lentamente a riacquistare il suo importante ruolo di scalo marittimo e commerciale sul Mar Ionio.

Castello a Gallipoli

Tra le terribili minacce che provengono dal mare quella dei pirati, ma soprattutto di saraceni e turchi sarà la più temuta e pericolosa. Dopo l’eccidio di Otranto, nel 1480, quando una enorme flotta di navi turche approda sulla costa e riesce a far cadere la città trucidando i suoi abitanti, gli antichi dominatori delle terre salentine, gli angioini prima ed in seguito gli aragonesi progettano un imponente sistema di fortificazioni lungo le maggiori città della costa e sui litorali proprio per scongiurare che la terribile disfatta di Otranto si potesse ripetere.

Di questo imponente sistema difensivo restano visibili le decine di torri che svettano su tutta la linea costiera ed i castelli costruiti o riadattati alle nuove esigenze belliche e difensive nelle cittadine più importanti del Salento.

Le antiche fortificazioni a Gallipoli consistevano di una serie di torri costruite dai veneziani lungo il perimetro di mura della città, e dal castello bizantino eretto a ridosso dell’unico accesso alla città, che sorge su un isola comunicante con la terraferma solo attraverso un ponte, all’epoca di legno e levatoio.

Tale insieme di fortificazioni verrà ulteriormente modificato e rafforzato nel corso del cinquecento, e l’antico castello viene rafforzato da imponenti bastioni a a cui ne viene aggiunto uno ulteriore, il torrione oggi denominato Rivellino, che per la sua posizione serviva a difendere efficacemente la città dagli attacchi provenienti dal mare. L’aspetto del Castello Angioino prenderà la forma che possiede attualmente, ed oggi è uno dei pochissimi castelli sul mare rimasti, un esempio eccelso di alta ingegneria militare.

All’interno il Castello Angioino presenta ampie sale con le volte a botte ed a crociera ed attualmente è in uso alla Guardia di Finanza, eccetto il torrione più esterno, il Rivellino che è invece utilizzato per eventi culturali durante l’estate.

Carnevale a Gallipoli

Tra le tante tradizioni di cui è ricco il Salento non poteva mancare il Carnevale di gallipoli, il periodo di festa e di allegria scanzonata che precede i lunghi giorni di digiuno e di raccoglimento della quaresima, in attesa della Settimana Santa in cui si celebra la resurrezione di Gesù Cristo.

carnevale a Gallipoli

Il carnevale è una festa che affonda le sue radici nei riti pagani delle feste dionisiache e dei saturnali che si celebravano in epoca romana. E’ un periodo in cui prevalgono i momenti di festa e di scherzo, di allegria e di licenziosità dei costumi, di critica e di rovesciamento delle consuetudini morali e sociali.

Tra i bei carnevali del Salento, il Carnevale di Gallipoli è particolarmente famoso per la vivacità e l’entusiasmo con cui vi partecipa tutta la cittadinanza. L’inizio delle festività è scandito da un grande falò che viene acceso il 17 gennaio, in concomitanza con le celebrazioni di Sant’Antonio. Il falò si chiama focareddha, ed è il primo momento in cui si cominciano a vedere le maschere in giro per la città ed in cui si cominciano a gustare i dolci tipici del carnevale, in particolare le chiacchiere.

Le festività carnevalesche conoscono il loro culmine nella giornata del Martedì Grasso, prima che con il Mercoledì delle Ceneri inizi il periodo di contrizione della quaresima.

La Sfilata dei Carri Allegorici si svolge in Corso Roma, nel cuore della città, ed è caratterizzata dalla lunga fila di carri che portano enormi pupazzi di cartapesta il cui soggetto può essere provocatorio, di satira, o di protesta politica. Tra le maschere sempre presenti la più conosciuta dai gallipolini è “lu Titoru”, che rappresenta la figura di un giovane soldato, Teodoro, che, vuole la tradizione, si sarebbe talmente ingozzato di cibo, ed in particolare di carne e polpette appena tornato da militare, che una di queste alla fine l’avrebbe fatto morire strozzato.

Il gruppo allegorico che passa è particolarmente suggestivo e rappresenta il soldato morto circondato dalla madre e da un gruppo di comari che lo piangono, che generalmente sono impersonate da ragazzi vestiti da donna. Il gruppo passa tra le file di folla che piangono insieme con la madre il triste destino del giovane soldato.

Il Rivellino ed il Ponte di Gallipoli

In tutta l’epoca antica la più efficace difesa degli agglomerati urbani contro gli attacchi dei nemici consisteva nell’erigere una possente cinta muraria di elevata altezza, tale da impedire che le armate avversarie potessero penetrare nella città. Di tali esempi di difesa nel territorio pugliese restano testimonianze molto remote, come i ritrovamenti di tratti di mura difensive risalenti all’Età del Bronzo.

Anche la posizione all’interno del territorio è particolarmente importante per ragioni difensive, ed è per questo motivo che le città si ergono in cima a rupi e sui fianchi scoscesi delle colline, proprio per rendere difficile la vita agli eventuali assalitori.

La fontana greco romana, a pochi passi dal ponte

Sulla costa le modalità difensive si esplicano nello stesso modo, e le antiche città presentavano sul fronte del mare possenti cinte murarie che permettevano a chi fosse all’interno di coplire i nemici ed impedir loro l’approdo.

Il centro storico di Gallipoli è un esempio evidente di città costiera fortificata. Innanzitutto perchè è costruito su un isola separata dalla terraferma, a cui è collegata attraverso il ponte di Gallipoli. Anticamente era presente una striscia di terra che collegava la città alla terraferma, ma a causa dei ripetuti attacchi il lembo di terra verrà distrutto, ed al suo posto verrà eretto un ponte in muratura il cui ultimo tratto era costituito da un ponte levatoio in legno, che una volta chiuso rendeva la città inespugnabile.

Nel corso del tempo, cambiate le tecniche belliche il ponte levatoio in legno verrà sostituito da un tratto in muratura, a cui si affiancheranno la linea ferroviaria ed un altro tratto stradale parallelo per collegare l’area portuale alla terraferma in maniera più rapida ed efficace.

Sempre per ragioni difensive nel corso dei cinquecento all’antica struttura del castello di Gallipoli edificato a ridosso dell’ingresso in città per controllarne l’accesso, verrà affiancato un bastione a se stante, di pianta circolare atto a proteggere in maniera più efficace la città dagli attacchi provenienti dal mare.

Tale bastione oggi denominato Rivellino era leggermente più basso delle torri del Castello Angioino, e dotato in cima di diversi strumenti di difesa, catapulte e cannoni. L’edificio era accessibile attraverso un ponte levatoio che è presente ancora oggi. Attualmente il Rivellino viene utilizzato come area culturale per gli eventi estivi.

La fontana greco romana

Sono proprio tante le attrattive di Gallipoli, come le splendide chiese barocche che si ergono nel centro storico, tra le quali spiccano per bellezza la Cattedrale dedicata a Sant’Agata e le belle chiese come la Chiesa della Madonna della Purità e la Chiesa degli Angeli, testimonianze dell’eleganza e dell’armonia del cosiddetto barocco pugliese.

Oppure il maestoso Castello Angioino che sorge di fronte all’unico accesso al borgo vecchio, il ponte di Gallipoli che collega il borgo alla terraferma.

Fontana greco romana

Appena al di là del ponte che una volta era di eccezionale importanza per la difesa della cittadina dagli attacchi e dalle scorrerie di saraceni e pirati si trova un altro monumento di particolare bellezza e che è visitato da tutti quelli che si recano ad ammirare Gallipoli, la Fontana Greco Romana.

In origine si pensava che tale monumento fosse di origine antichissima, che fosse addirittura opera di misteriosi artisti ed addirittura le più antica d’Italia, risalente al III secolo Avanti Cristo.

In seguito, grazie ad una serie di studi approfonditi si è riusciti ad identificare nel rinascimento l’epoca in cui la fontana fu realizzata.

Anticamente la fontana era edificata in un altro luogo di Gallipoli, e sarà solo nel 1560 che sarà posta dove è oggi.

La parete che volge verso sud è quella di particolare interesse, alta 5 metri presenta una serie di quattro cariatidi che dividono la facciata in tre settori e sostengono un architrave su cui si innalza un frontone decorativo. All’interno dei tre settori sono scolpite in bassorilievo tre scene raffiguranti episodi tratti dalla mitologia greca. Si narrano le storie di tre ninfe, Dirce, Salmace e Biblide, le quali in qualche modo sono coinvolte e travolte dalle passioni, Dirce dalla gelosia, Biblide dall’amore per il fratello e Salmace che invece ama talmente Ermafrodito che i due saranno trasformati in un unica persona.

E’ evidente l’impianto rinascimentale della raffigurazione anche nelle citazioni erudite che sono sottolineate dai tre bassorilievi.

La facciata posteriore della fontana è stata realizzata solo in epoca successiva, intorno alla metà del 1700, e porta incisi lo stemma della città di Gallipoli e le insegne di Carlo III di Borbone. In basso un abbeveratoio dove anticamente venivano portati a bere gli animali.

Dopo aver visitato il centro storico di Gallipoli con la sua storia non dimenticate di fare una capatina in una delle più belle spiagge della puglia Baia Verde a Gallipoli. Buone Vacanze!